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Posted by : SmartGioiosa

  • 30 Nov 2016

L’anima verde delle smart city

Che si sfogli un quotidiano, si navighi il web, o, quando se ne abbia la forza, si seguano le vicende politiche del nostro paese, è facile percepire che la tiritera sulle smart city è ormai diventata un luogo comune; e dato che i “luoghi comuni” sono frequentati sempre dalle stesse facce, abbiamo facilmente imparato che una città non potrà mai essere smart se non abitata da smart citizen, connessi, social e padroni dell’Internet delle Cose. La smart city è un nuovo organismo che vive grazie alla circolazione di bit, nuova e corroborante linfa vitale.

Ma – e in queste pagine un ‘ma’ lo troverete sempre – quanto smart può essere considerata una città in grado di avvisarci dell’innalzamento della temperatura, dell’eccesso di ossidi di carbonio nell’aria che respiriamo, dell’abbassamento medio dell’umidità atmosferica ma incapace di introdurre soluzioni capaci di limitare queste problematiche? E quanto smart è il cittadino che preferisce la “fioritura” di antenne per il wi-fi o un ripetitore per la telefonia mobile, alla disponibilità, in città, di uno spazio verde per i propri figli?

Potrebbero essere queste le considerazioni che hanno mosso il governo cittadino di una città importante, tecnologica e inquinata come Madrid, a dare vita ad un progetto “verde”, costato parecchi milioni di euro, che renderà la città “più naturale” (vedi qui).

Nuovi filari di alberi nei viali, parchi, ma anche 22 nuovi orti sociali, giardini pensili, un’onda verde che investirà la città per ridurre gli effetti dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento crescente.

Una combinazione vincente dei concetti di rigenerazione urbana e di resilienza, che si traducono in (buone) pratiche di innovazione sociale e che rendono davvero degne dell’appellativo Smart, Madrid e la sua Amministrazione.

Esperienza non troppo diversa quella di Torino – città non a caso medaglia d’argento nella competizione europea che ha decretato la Capitale dell’Innovazione – in cui la startup Ortialti ha dato vita ad un progetto urbanistico fondato su sostenibilità, innovazione sociale e partecipazione locale. Il progetto ha immaginato (e sta riuscendo a realizzarlo) che i tanti tetti di capannoni, edifici industriali e palazzi, possano trasformarsi in spazi verdi, capaci di contrastare gli effetti dell’inquinamento e di favorire il fiorire di pratiche produttive naturali e collaborative. Anche in questo caso, un’amministrazione oculata che ha modificato il regolamento edilizio cittadino per favorire la diffusioni di queste soluzioni con un occhio al green.

Esempi che devono far riflettere e che ci convincono sempre più che la smart city pur nutrendosi di linfa elettronica debba continuare ad affondare le sue radici nella terra….quella vera!

 


By Pietro Lanzafame Amministratore e Legale Rappresentante di Agoghè Innovazione Sociale